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Fake News Coronavirus e ipotesi/soluzioni grottesche proposte dal Governo.

Che cosa è una fake news ??

Le fake news (letteralmente in italiano notizie false) indica articoli redatti con informazioni inventate, ingannevoli o distorte, resi pubblici con il deliberato intento di disinformare o di creare scandalo attraverso i mezzi di informazione.

Ultimamente per via del periodo particolare e di tutti i disagi e cambiamenti che ha portato il coronavirus nel mondo, sempre più spesso vedo persone, amici, conoscenti , condividere notizie di dubbia provenienza a volte poco attuali che raccontano un altra realtà, a volte passata, a volte mai avvenuta.

Prendere coscienza del problema

Ho capito in questo periodo che quando la mente di un utente medio è messa alle strette, quando questa si sente vulnerabile come non lo era mai stata, tende a credere a qualsiasi storia, e spesso la condivide con tanto di commento.

Una volta pensavo che far notare a qualcuno che aveva condiviso una notizia, un articolo o anche un video poco veritiero o farlocco, con titoli costruiti minuziosamente per aumentare il click rate (ClickThrough Rate (CTR): è il rapporto fra il numero dei click generati da un annuncio e il numero delle volte in cui l’annuncio stesso è stato visto..), potesse servire a qualcosa.

La mia esperienza sulle fake news

Ma dalla mia esperienza ho capito che non serve a molto. Non è così che si può combattere questa tendenza, e non è così che finiranno le fake news, che poi fanno leva proprio sulla poca consapevolezza e conoscenza dell’argomento da chi condivide una fake news.

Ipotesi/realtà chiusura dei social o addirittura della rete

Negli ultimi giorni 20/23 marzo 2020 sento spesso parlare dai maggiori esponenti del Governo tra cui Conte, della possibilità di una chiusura della rete in caso di un emergenza, o esigenza del paese.

Questa manovra è già stata applicata in altri paesi come in USA qualche mese fa, durante una simulazione di una situazione pandemica dove per ragioni di sicurezza veniva bloccato l’accesso ai social network.

Un po come se decidessimo di non utilizzare più il fuoco, perché molte persone ne fanno un uso improprio rischiando di ustionarsi, o se decidessimo di chiudere l’accesso ai mari perché molte persone muoiono annegate.

Di chi è la colpa delle fake news?

Non so se la mia metafora ha reso l’idea, non penso di essere una mente così irrazionale ma sentendo affrontare un problema, da persone, enti, stati con un certo rilievo, e sentire le possibili soluzioni così lontane dalla mia idea, a volte mi fa sentire forse migliore, senza offesa verso nessuno.

Voglio solo dire che qui la colpa se di colpa si può parlare, non è del governo certamente o di chi scrive le fake news per guadagnare qualche click in più, forse la colpa ricade sicuramente su chi con poca conoscenza, fretta, e pensando di aver letto la notizia del secolo, la condivide esponendosi oltretutto.

Il mio parere, e la soluzione che adotterei io per combattere tutto il sistema delle fake news.

Mi occupo quotidianamente di realizzazione siti web, posizionamento di siti o brand sulla prima pagina di Google, e conosco i sistemi, le logiche dei motori di ricerca, e i metadati che si possono implementare attraverso Google, come la data di un articolo, tipologia di una pagina, tag e molti altri.

Google come ente superiore ha le facoltà per fare qualcosa in accordo con gli stati, basterebbe inserire una sorta di badge, un etichetta o un metadato nuovo, che potrebbe essere chiamato per esempio veridata, magari qualcosa di simile al sistema di recensioni, che possa permettere ai lettori di capire di cosa si sta leggendo.

Nulla di impossibile dal punto di vista tecnico, parlo di un sistema non controllabile a monte, parlo di un identificazione chiara che deve essere presente su un sito, o su un articolo di un giornale, affinchè questo possa essere considerato come veritiero, e quindi condivisibile.

La mia idea è quella di suggerire il problema a Google e di trovare un accordo con gli enti nazionali di comunicazione, realizzare questo badge, che con qualche algoritmo (che sicuramente Big G non tarderà a mettere appunto, se vuole una mano mi candido volentieri), affinchè le notizie approvate da enti ritenuti attendibili possano avere il badge magari verde, che identifichi a colpo d’occhio che la notizia sia vera.

Inizialmente il processo e l’utilizzo del badge, magari firmato che rimandi a una pagina dedicata interna di Google, un po come avveniva qualche anno fa con i tag author, che identificava l’autore con una piccola miniatura sulla Serp di Google fino a qualche anno fa, viene dato a pochi enti ritenuti per forza di cose attendibili, come potrebbero essere siti ed enti come le forze dell’ordine, i giornali nazionali che a quel punto si prendono le loro responsabilità su cosa publicano, migliorando così anche la qualità stessa della notizia, e del servizio.

Magari in futuro si procederà con qualcosa che si può acquisire dopo un numero di notizie veritiere, e quindi il badge non verrà più dato a priori solo ad enti prestabiliti, ma sarà concesso l’utilizzo anche a siti e portali minori. O meglio ancora, e forse più praticabile come strada, siti minori possono utilizzare il badge del giornale dove prendono la notizia, espandendo così la notizia insieme alla fonte stessa.

Mi chiedo è davvero possibile che davanti a un problema la soluzione debba sempre essere drastica, quando le soluzioni, le tecnologie esistono già, e l’implementazione non sembrerebbe poi così impossibile.

Roberto Iozzo
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Fake News Coronavirus e ipotesi/soluzioni grottesche proposte dal Governo. ultima modifica: 2020-03-24T00:09:45+01:00 da Roberto Iozzo